La ricerca parte dall’analisi dei vari metodi di suscettibilità/pericolosità all’innesco ed all’invasione sviluppati negli ultimi decenni in ambito nazionale ed internazionale, per poi concretizzarsi con la generazione di stratigrafie dettagliate delle zone di innesco. Su larga scala sarà riportato in mappe, elaborate mediante l’applicazione di un metodo semi-empirico (Di Crescenzo et al. 2008) che utilizza i fattori più significativi all’innesco di colate rapide di fango (acclività, spessori coperture piroclastiche, strade e sentieri, cornici di morfoselezione, frane storiche). Su scala di dettaglio, verrà individuato un sito (versante/bacino) su cui realizzare indagini e studi di dettaglio per la valutazione della suscettibilità all’innesco mediante approccio geologico e geotecnico. Il modello geotecnico si propone di accoppiare l’analisi del flusso transitorio indotto dalle piogge ad opportune analisi di stabilità. Le simulazioni, che saranno eseguite attraverso l'uso di strumenti di calcolo FEM in grado di modellare il flusso sia saturo che non saturo in ipotesi bidimensionali ed in condizioni non isoterme, mirano a prevedere lo spessore potenzialmente coinvolto e l'istante della rottura, stimando l'entità dell'errore che si rischierebbe di commettere se alcuni fattori fossero ignoti.  Le aree più suscettibili all’innesco, così definite, insieme ad una stima dettagliata dello spessore della coltre piroclastica, permettono, mediante delle formule empiriche di valutare il volume mobilitabile, sfruttando la relazione tra dislivello e l’area della potenziale frana (De Falco et al. 2012). La magnitudo, oltre a dare un’idea della possibile massa mobilitabile è anche necessaria per l’applicazione dei modelli di propagazione 2D per la valutazione delle aree di invasione.